Il coraggio di essere se stessi

Ero a pranzo con un caro amico, lui lavora per una marca di Impianto Cocleare, si parlava del più e del meno quando ad un certo punto mi guarda e mi chiede:
ma te senza impianto cocleare saresti lo stesso ora? Nel lavoro come avresti fatto? avresti deciso di avere un figlio?
la mia risposta è stata no, probabilmente sarei anche disoccupato, è da allora che non riesco a smettere di pensarci

Ho cercato di trovare una spiegazione a che cosa sia stata per me la sordità, ma la verità è che tutto dipende da come scegliamo di viverla, alla fine ogni cosa è conseguenza delle nostre scelte: non ho lasciato il lavoro ma migliorato la mia posizione e il mio stipendio(e continuerò a farlo), non ho deciso di dipendere da altri ma di essere un punto di riferimento, ho capito che la mia personalità è più che forgiata e che essere sordo è un dettaglio che non la scalfisce e ho fatto sempre in modo che non sia mai una scusa: mi piaccio e quindi piaccio, il resto le reputo solo chiacchere...

Spesso nel blog mi sono concentrato sulle informazioni, sulla tecnologia e sui risultati che si possono ottenere con l'impianto cocleare, ma non vi ho mai parlato di come era la mia vita da sordo, di come mi vedevo io, di come mi vedevano gli altri e di come venivo trattato: il quadro che ne è uscito è che mi bullizzavo da solo. Passato il primo periodo dove subivo senza che però nessuno se ne accorgesse, ho incominciato a frequentare i bar delle periferie, poi sospeso dalla scuola e buttato a volte in strane compagnie, c'era un sentimento che non trovava uno spazio dentro di me, un qualcosa tra me e la sordità che non accettava l'intromissione di nessuno, anzi nessuno doveva proprio saperlo.

 

 

I miei migliori amici sono normoudenti, penso che essere amici sia una cosa e considerarsi fratelli un'altra. Insieme abbiamo vissuto una vita alla scoperta di ciò che ci rendeva simili, rispettando sempre ciò che alla fine ci rendeva diversi. A noi in fondo piaceva sentirci diversi dagli altri: ci consideravamo i migliori. Tra di noi c'era chi aveva affrontato un viaggio in un gommone rischiando la vita per venire in italia, chi aveva una faccia tosta tale da non provare mai vergogna in nessuna situazione, chi era felicemente innamorato tanto da sembrare sposato e già con la testa sulle spalle e chi, come me, era visto come la persona più "testa calda" ma allo stesso tempo libera: odiavo chi invadeva il mio cerchio, i miei spazi. Vivere con loro mi ha fatto dimenticare la sordità, il nostro mondo alla fine erano le ragazze e la libertà. In questa foto(sono il secondo partendo da sinistra) loro non sapevano che ero sordo e vi posso assicurare che sentivo quasi niente(il mio audiogramma era quello che vedete sotto), sentivo solo fino a 500hz ma sapevo leggere il labiale molto bene.

 

 

Qualche anno dopo mi aprii con loro, rivelando il mio "problema": ero sordo... si arrabbiarono perchè avevo nascosto loro una cosa che faceva parte di me e perchè nessuno di noi aveva mai lasciato solo un altro in difficoltà. Hanno cercato in tutti i modi di invogliarmi a mettere le protesi e/o fare ic, ma non ne volevo sapere, alla fine ero il più testardo dei 4...
Non capirò mai chi si lamenta perchè non è considerato, o peggio ancora, discriminato dai normoudenti, a me non è mai capitato nella vita come nel lavoro... Io che non volevo mai mettere neanche le protesi per una questione estetica legata alla insicurezza, non mi rendevo conto che avrei potuto usare quella personalità che mi rendeva così simile a loro che erano i migliori tra gli "altri" invece che lasciarmi sopraffare.
A distanza di anni facciamo ancora baldoria e io finalmente esco con loro con ben 2 impianti cocleari, capendo quasi sempre quello che dicono e senza la minima vergogna: questa si che è libertà!

Sono arrivato a una conclusione riguardo i miei migliori amici: non ho alcun dubbio di aver meritato i miei nemici, ma non sono sicuro di aver meritato i miei amici. (Walt Whitman)

Ogni tanto il mio punto debole ritorna e mi chiedo cosa risponderò quando mio figlio mi chiederà cosa ho in testa, ma ora so cosa vuol dire sentire e mi ritorna il coraggio di essere me stesso...

 

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