Laura Bozzetto: SENTIRE fa parte della mia vita

La mia storia inizia a 4 anni quando finalmente (!) metto gli apparecchi acustici come mio fratello, nessun trauma, anzi! La normalità per me è questa, siamo gli unici due con un difetto uditivo in famiglia, a scuola, nello sport, eppure mai sentito come un peso. Merito dei miei genitori sicuramente ma forse anche di un carattere leggermente fuori dagli schemi. Il primo vero problema nasce molto più tardi, a 23 anni, quando inizio a soffrire di acufeni; un incubo ma dopo qualche anno mi adatto. Mi laureo, mi sposo, metto al mondo due fantastici figli e comincio ad avere vertigini. L’inizio è duro poi di fronte a: “con un apparato uditivo così compromesso, è il minimo avere disturbi d’equilibrio…” non mi resta che conviverci e così faccio! Tutto prosegue bene ma, ahimè, si invecchia e invecchiano anche le mie cellule ciliate al punto che, non si sa come né perché, a un certo punto peggioro e faccio sempre più fatica a sentire. Mi appoggio sempre più alla vista e divento super nella lettura labiale (di necessità virtù), ne parlo con il mio audioprotesista e lui comincia a ventilarmi l’ipotesi dell’impianto cocleare. La cosa mi terrorizza assai e, come ultimo tentativo, provo a cambiare protesi acustiche…. Un disastro!!! Colleziono figure e abbandono del tutto il telefono, la televisione la guardo ormai solo con sottotitoli. A settembre 2014 prendo appuntamento dalla logopedista di Bergamo, Ilaria Patelli, sperando di sentirmi dire che non sono così male e di sicuro non da impianto. Volevo una mano per fare allenamento acustico e zittire i miei famigliari che sostenevano fossi solo pigra. Risultato? "Se vuole, la metto subito in lista per l'operazione". Oh mamma! Adesso si che sono guai… La frase che più risuonerà nella mia testa nei due anni successivi è questa: “Lo faccia anche per rendere più facile la vita di chi le sta intorno”. Deprimente l’idea di essere un peso però è anche la cosa che mi ha spinto ad andare a chiedere informazioni a destra e a manca; mia figlia si stava avvicinando all’adolescenza e qualche segnale che le pesasse una mamma, che spesso e volentieri stentava a capire le sue amiche, c’era. Prendo appuntamento col dottor Danesi: massacrata è dir poco “Non sente niente, tra poco non riuscirà più a parlare con i suoi figli e del suo residuo non c’è nulla da salvare!” L' autostima ormai è sottoterra e inizio un tour dei centri per l’mpianto cocleare del nord Italia. La mia speranza era trovare qualcuno che mi dicesse di aspettare, di mantenere le protesi acustiche lavorando un po’ in termini di allenamento acustico. Vado a Padova, Piacenza e Milano, non soddisfatta mando audiogrammi in America e sento un paio di otorini per mail; responso univoco “Lo faccia, non ha niente da perdere”. Un paio di volte mi sono pure sentita dire “ma come fa a vivere normalmente sentendo così?” Siamo all’estate 2015, ormai il dilemma della mia vita era se buttarmi in questo nuovo tentativo o se rassegnarmi e accontentarmi di quel che ancora sentivo, in fin dei conti la mia vita era un po’ stressante ma del tutto normale. A ottobre 2015 torno a Bergamo e, d’istinto, mi metto in lista a partire da gennaio 2016 perché io e mio marito stavamo avviando una parafarmacia e le due cose non potevano coincidere. A febbraio 2016 faccio il preoperatorio e inizio la lunga attesa….. tra dubbi, ansie e crisi di ogni tipo. Se non avessi avuto accanto un santo come marito e un’amica stupenda, tra l'altro l’ultima ad essere entrata nella mia vita, che mi sia stata mandata apposta?? Sarei scappata prima di arrivare alla data fatidica, il 7 Aprile. Operazione passata senza problemi, il 6 Maggio vengo attivata, giornata da ricordare, la sensazione iniziale è pazzesca, stranissima; all’inizio è tutto nebuloso, come avere tutte le frequenze indistinte in testa poi, guardando le persone che parlavano il mio cervello ha cominciato a collegare che ciò che arrivava come “massa informe” erano in realtà parole; dopo qualche minuto le parole erano più nitide anche se sembrava davvero di essere a Paperopoli. I primi tempi dopo l’attivazione sono stati emozionantissimi perché ho riscoperto suoni persi da tempo e perdere qualcosa per poi poterla recuperare rende il tutto meno scontato e più prezioso. Le frecce dell’auto, i passi del mio cane, le cicale (assai fastidiose e mai sentite), le rondini, il campanello di casa sono tutti esempi di suoni nuovi recuperati o addirittura sentiti per la prima volta grazie all’IC. Ho ripreso in mano il telefono, sento la televisione con le cuffie ma senza sottotitoli, riesco a seguire la radio e, nel complesso, faccio molta meno fatica nelle conversazioni anche se ci devo lavorare un po’ perché devo far andar d’accordo la protesi acustica, l’impianto e la vista (anni di adattamento e di abitudine a compensare non si cancellano in un attimo ed è giusto così). E non dimenticherò mai la felicità negli occhi dei miei figli quando hanno cominciato a rendersi conto che sentivo e soprattutto capivo meglio! A volte sono stanca e il surplus di suoni mi disturba ma sono momenti e sono sempre più contenta di essermi fidata e di essermi lanciata in questo “stravolgimento” della mia vita uditiva, che ha comportato anche nuove amicizie con persone che hanno vissuto il mio stesso percorso. Amicizie magari nate grazie a vari forum di facebook  e proseguite nella sala d’attesa dell’ospedale. Per i bambini nati sordi profondi l’impianto può colmare il deficit di partenza e consentire loro una vita del tutto normale, per noi adulti cresciuti con le protesi acustiche e, magari sulla via del peggioramento dovuto all’età che avanza, è uno strumento preziosissimo per sfuggire alla tentazione dell’isolamento e dei facili alibi e riprendere pienamente in mano la nostra vita in mezzo agli altri…..quindi….il mio ringraziamento va a tutti quelli che mi hanno seguita da vicino, in particolare alla mitica logopedista Ilaria Patelli, che mi dovrà sopportare ancora per un po’, al dottor Danesi, super chirurgo veloce e preciso e al reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale di Bergamo che mi ha preso in carico consentendomi di “rinascere” uditivamente. E non posso tralasciare di ringraziare anche chi ha inventato e perfezionato questo prodigio della tecnica che si chiama impianto cocleare. E dopo neanche tre anni, a novembre 2018 faccio anche il secondo impianto…ora sono una bilaterale felice anche se adoro anche levarli entrambi e stare sola coi miei pensieri e i miei suoni immaginari senza interferenze.  

 

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