La sfida di Maria Luisa Convito

  • Sono nata in un piccolo paese della provincia di Viterbo nel 1964.
    Secondo i racconti di mia madre, sono nata normo udente, ed ero una bambina molto loquace. Imparai a parlare entro i primi due anni e a tre anni ero già in grado di ripetere canzoni, poesie e filastrocche adeguate all'età. Questo però durò molto poco, perché all'età di 3 anni e mezzo mia madre, che spesso da me veniva ignorata quando mi chiamava, si accorse che ero diventata sorda.
    Mi portò dal pediatra, il quale disse che non ero sorda, ma - pensate un po’ - una bambina pigra. Mia madre, non convinta, mi portò da un Otorino che confermò una ipoacusia grave-profonda. L’unica soluzione, a suo dire, era andare in un istituto per sordi, altrimenti avrei perso completamente il linguaggio.

A mia madre non piacque quella soluzione, così iniziò il viaggio della speranza e da Viterbo andammo all'ospedale Sant' Orsola a Bologna.
Venni visitata dal Prof. Ettore Pirodda, allora luminare nel campo della sordità.
Questi consigliò di non mandarmi in un istituto, ma di mettermi le protesi acustiche e di insegnarmi a leggere e scrivere prima ancora di iniziare la scuola elementare, così da partire avvantaggiata. Il medico disse: “Guardi gli occhi della bimba: sono spalancati! Ha già imparato a sentire leggendo il labiale. La mandi pure a scuola con gli udenti e le faccia fare più attività possibili con i bambini.” Mia madre non se lo fece ripetere due volte, intanto però, tra che mia madre si accorse della mia sordità e l'arrivo delle protesi, passarono due anni circa. Io vissi tutto quel tempo nel silenzio.
Non ricordo questo periodo come una sofferenza, ma rammento che venivo spesso sgridata dalle bambine più grandi perché non stavo alle regole del gioco. A volte venivo anche picchiata, senza che io capissi il perché. Per questo divenni anche io aggressiva e ribelle. Poi, finalmente, mi misero le protesi. Erano orribili, attaccate ad un paio di occhiali finti! Tuttavia, ricominciai a sentire dei suoni! La prima cosa che feci fu di accendere la radio per riascoltare la musica. Ricominciai a ripetere le poesie. Tanto è vero che, poco dopo, in occasione della festa della mamma, recitai una poesia in pubblico.
Sembra un lieto fine. Invece no, è solo l'inizio delle sfide e della lotta contro la sordità, perché la sordità è una condizione invisibile che ti tormenta in ogni situazione della vita. È come avere una campana di vetro più o meno spessa da dentro la quale bisogna sforzarsi di comunicare. Devi tirare fuori tutta la tua tenacia e abilità e sopportare le varie ingiustizie che si possono subire a scuola, in famiglia, tra gli amici, al lavoro.

La scuola elementare iniziò bene, le medie e le superiori invece furono molto faticose per me. Quanto mi sarebbe stato utile un insegnante di sostegno! Allora questa possibilità non c'era, così mi arrangiai da sola. Ero sempre seduta al primo banco cercando di aiutarmi anche con gli occhi, prendevo in prestito appunti dei compagni, che però, dovevo ricopiare a mano per il giorno dopo! Studiavo sempre con il prezioso aiuto del dizionario italiano, mi dava più sicurezza. Leggendo e ripetendo le lezioni, ad alta voce, riuscivo ad ottenere risultati discreti... ma che fatica! Quante ore sulla quella scrivania!!!
Alla fine ci riuscii. Il diploma lo presi. Tuttavia, la vita continuava e continua a propormi delle sfide! La sordità mi ha fatto diventare anche resiliente, sopportando problemi più grossi di me. Tutto questo lo devo anche ai miei genitori, che non si sono mai arresi né vergognati di avere una figlia sorda.

Alla fine del 2015, l’Otorino che mi avrebbe poi operato a Marzo del 2016, mi consigliò di impiantare l’orecchio abituato a “sentire”, ma io non volli accettare. Avevo deciso di farmi impiantare, ma continuavo ad avere qualche timore, perché si trattava, pur sempre, di un intervento chirurgico. E se poi non fosse riuscito del tutto? E se avessi perso anche quel briciolo di udito che mi restava?

Due anni fa mi hanno inserito il mio primo Impianto Cocleare, avevo 52 anni e il mio orecchio sinistro non “esercitava” da ben 40 anni. Gli operatori mi dissero che avrei fatto maggiore fatica, in quanto andavo a “risvegliare” un orecchio disabituato al lavoro, che avrei faticato di più a comprendere i suoni e avrei avuto bisogno di tanta logopedia. Comunque, la decisione era presa. Quando, ad Aprile 2016 mi attivarono, al mio orecchio arrivavano suoni che però il mio cervello traduceva come “vibrazioni”. Era una sensazione nuova, emozionante e quasi irreale. Ma l’ iniziale entusiasmo dovette poi scontrarsi col fatto che dovevo rieducare il mio cervello. Ore ed ore di logopedia, in ospedale e a casa ma cominciarono, con il tempo, a sortire i primi effetti.

Posso ricordare la mia gioia quando udii per la prima volta le cicale, i grilli, il ticchettio dell’orologio da parete, il frusciare del vento tra le foglie, l’acqua che scorreva nei tubi della casa, il mio respiro e persino i miei passi! Le parole, però, arrivavano a fatica. Spesso riuscivo a capire quello che dicevano la logopedista o mio marito dagli indizi che, da sorda navigata, carpivo, come espressioni facciali, movimenti, contesti. Dopo circa 4 mesi cominciai a discriminare le parole e via via i progressi erano sempre più soddisfacenti. Ma il bimodale, IC a sx e Protesi Acustica a destra, con il tempo iniziò a non essere più sufficiente.
L’ Impianto Cocleare surclassava la protesi, rendendola inutile. Così iniziai ad informarmi sull’ utilità del secondo intervento.

Finalmente, il secondo impianto. Questa volta nell’ orecchio più allenato. Oggi, 6 Aprile 2018, sono esattamente 16 giorni dalla mia attivazione e, sebbene sia ancora nella fase di adattamento, già riconosco le parole. E’ come se avessi bruciato in pochi giorni le fatiche di quasi un anno con l’ altro orecchio. La memoria uditiva è un patrimonio personale che non andrebbe mai trascurato. Ecco perché non ho mai voluto restare nel silenzio ed ho sempre combattuto contro la mia disabilità. Ora che sono bilaterale la mia percezione dell’ambiente è cambiata. Sono più presente, più integrata e meno sola. Se tornassi indietro? Forse rifarei la stessa cosa, in quanto la fatica fatta nel 2016 per imparare ad udire avrei dovuto affrontarla né più né meno adesso, che sono più “vecchia” di 2 anni!

Oggi ho 54 anni e una meravigliosa famiglia udente che mi sostiene molto in questa battaglia. Certo, la guerra forse non finirà mai, ma non concederò tregua alla sordità e combatterò ancora e ancora e ancora.

Maria Luisa Convito

 

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