La disabilità invisibile

Questo edificio che vedete è quel che resta della mia prima scuola superiore(ne cambiai 3... sempre liceo) , il Gian battista Vico di Cologno Monzese... Ero con mio figlio sulle spalle che stavo andando a fare delle commissioni quando mi imbatto in quella via, deglutisco... non ho passato una bella infanzia lì: credo che il calo più brutto del mio udito sia avvenuto proprio in prima superiore, alle medie avevo ottimi voti e me la cavavo con note perché non facevo i compiti(che non scrivevo nel diario perché non sentivo) o per lo meno come avrei dovuto, ma alle superiori fu un massacro totale per me. Andavo bene in biologia/chimica, filosofia e matematica il resto a rotazione sempre a settembre me le ritrovavo, sempre col mio peggior incubo: l'inglese...

Non avevo apparecchi acustici né nessuno sapeva fossi sordo era una mia scelta e non permettevo neanche ai miei di cambiarla ma le ragazze già non le sentivo(la mia sordità ski slope mancava totalmente delle frequenze acute dopo i 1000hz) ... Il fisico che avevo per aver fatto pallanuoto fece in maniera che nessuno mi prendesse di mira, sapevo menare insomma, ma a livello psicologico fu un completo disastro: soffrivo di ossessioni compulsive e solo dopo mi sono reso conto del pazzo che sono stato a non parlarne con nessuno e non chiedere mai aiuto perché durarono anni e anni ... Dopo le superiori il mio udito peggiorava sempre di più ma la mia vita cambiò, grazie anche agli amici: ebbi molte ragazze e ballavo latino americano (fa ridere ma ero bravino), ricordo bene che quando ero solo(senza una ragazza perché mi ero lasciato o senza di loro) quelle ossessioni ritornavano. Se pensate che quando ho conosciuto la mia attuale moglie ho cercato su Facebook per capire il nome (la sua voce non la sentivo) bhe, rende meglio cosa intendo: le ragazze per me erano vita e valeva per tutti i sensi tranne uno.

Ora con l'impianto cocleare i ricordi con davanti la scuola passano veloci, mi ricordo degli odori ma le scene erano senza suoni pazzesco... Poi I versi di Ale mi riportano dove ero, un pó come il rumore del vento tra gli alberi nell'infinito di Leopardi: sono sempre con mio mio figlio sulle spalle, sorrido e quando arrivo a casa la sera ci ripenso e pubblico questa riflessione su instagram

@SentiamociInsieme

Spesso capita di sentirti dire come devi essere, cosa devi fare, come devi vestirti, come devi parlare, cosa devi credere per essere felice: ti chiedono in pratica di seguire il loro modello dove fatichi a riconoscerti e distinguerti perché è quello che fa la massa...

Hai mai pensato che potrebbe non sempre essere proprio così? Che potresti andare bene come sei? Invece di cambiare puoi scegliere di migliorare e trovare da solo la TUA felicità.

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