IL MIO SECONDO IMPIANTO COCLEARE (Parte 1)

Fare il primo impianto cocleare è stata una decisione abbastanza difficile : molto semplice per alcuni aspetti, molto complicata per altri. I risultati mi stanno dando ragione ma mentirei se dicessi che non ho avuto anche io io miei bei dubbi. Specialmente nel primo periodo. Una volta appurata quale sarebbe stata la sede definitiva e l’impianto che avrei avuto, è filato via tutto liscio.

CHE FARE ORA?
Già dopo un anno ero ben consapevole che la mia PA fosse stata surclassata dall’impianto. Se prima in qualche modo riuscivo a farci affidamento ora non era più così e di conseguenza sono iniziati i primi ragionamenti sul da farsi. Fare il secondo? Insistere con la PA controlaterale (magari sostituendola con una migliore)?
La verità è che non avevo più quel feedback che mi dava un minimo di sicurezza sul lato non impiantato. L’idea di prendere un nuovo apparecchio, con tutti i dubbi e le incertezze conseguenti, non mi convinceva per niente e quindi ho solo dovuto accettare quella che nella mia testa era già una certezza : voglio fare il secondo impianto.
Non nego che fin dai primi tempi successivi all’attivazione del primo avessi tantissima curiosità su come sarebbe stato l’essere bilaterale. Tutte quelle situazioni in cui cercavo sempre l’appoggio del lato impiantato, magari girando la testa per favorire l’ascolto, sarebbero migliorate? E se si di quanto? Avrei avuto benefici per quanto riguarda l’ascolto nel rumore o la direzionalità dei suoni? Mentre scrivo queste righe ancora non posso avere risposte certe, anzi a dirla tutta sto scrivendo dall’ospedale alla vigilia dell’intervento…

LA VIGILIA
Le emozioni si susseguono, la tranquillità è totale. Già lo ero per il primo, ora anche di più. Ho deciso di confermare in toto ciò che ho fatto 2 anni fa, quindi stessa location e stesso impianto, sia parte interna che esterna. L’iter del pre-ricovero è rimasto immutato, come al solito si fa conoscenza con i compagni di avventura che sono in ospedale in questi giorni. Alcuni impiantati il giorno prima, altri l’indomani insieme a me. Io sono l’unico che ha già un impianto, quindi sono quello “esperto” e come al solito ho piacere nel condividere informazioni e impressioni. La cosa più bella che ho potuto vivere in questi anni è proprio questa : l’incontro, dal vivo o anche solo virtuale, di tante persone sorde come me. Persone con gli stessi problemi e le stesse difficoltà, ma spesso e volentieri anche con la stessa forza e caparbietà nel volersi riprendere ciò di cui sono stati ingiustamente privati.
Nel frattempo mi consegnano il necessario per la doccia, mi danno appuntamento per la rasatura del giorno dopo e mi comunicano che dovrei essere il primo. Benissimo, almeno dovrò passare meno ore a digiuno!

IL GIORNO DELL’INTERVENTO
Notte con poche ore di sonno, già alle 5:30 c’è un infermiera in stanza per prendere la temperatura. Alle 6 iniziano a servire la colazione...agli altri! Perchè ovviamente devo stare digiuno dalla mezzanotte precedente. Rasatura, doccia e alle 7:30 mi dicono che a minuti passeranno a prendermi. Tolgo il mio apparecchio acustico e lo ripongo nella custodia. Sarà l’ultima volta che lo farò, un operazione che ho svolto tutti i giorni negli ultimi 20 anni...quanti pensieri!
Finalmente passano a prendermi e con gran stupore mi dicono che posso scendere in sala operatoria con l’impianto acceso : lo toglieremo pochi secondi prima dell’anestesia e mi verrà restituito in stanza. Una preoccupazione in meno, almeno sarò tranquillo quando mi verranno fatte tutte le domande di conferma pre intervento. Raccomando ai medici di cercare di essere il più simmetrici possibile con l’intervento, e soprattutto di custodire gelosamente il mio processore appena lo consegnerò.
L’intervento va bene, in meno di un ora e 30 sono di nuovo in camera, classici dolorini da post operazione ma nulla di che. A differenza della prima volta sento un po’ la lingua addormentata (scoprirò nelle ore successive che anche i sapori li sento pochissimo) e ho delle piccolissime perdite di sangue in bocca. Tutto regolare, sono sintomi classici che vengono spiegati prima dell’operazione e che vanno a risolversi da soli entro qualche giorno.
La degenza scorre via tranquilla (il Chirurgo riesce anche a preservare una piccola parte di residuo uditivo, con mia grande gioia), come da programma dopo 2 giorni mi dimettono e la sera stessa prendo l’aereo per tornare in Sardegna. Mi danno appuntamento per l’attivazione tre settimane dopo. La curiosità del capire il mondo bilaterale è davvero tantissima. Ho trascorso gli ultimi mesi in un continuo crescendo di emozioni e sensazioni. So per certo che comunque vada nulla sarà più come prima. Ovviamente spero in meglio.

IL RIENTRO A CASA E LA DEGENZA
Ci sono pareri contrastanti in merito : alcune cliniche dimettono con la dicitura “Non prendere aerei per un mese”. Altre no, e infatti nel mio foglio c’è il suo bel “Non ci sono controindicazioni al volo aereo”. Benissimo, già la prima volta ero ripartito verso la mia Sardegna due giorni dopo le dimissioni, ma stavolta ho prenotato il volo addirittura per il giorno stesso. Quindi fuori dall’ospedale il sabato mattina e volo di rientro il sabato sera, ovviamente dopo un bel pranzo tipico Piacentino. Tutto scorre tranquillo, non ho mai avuto sintomi in volo e infatti anche stavolta è lo stesso. Mi attendono 2 settimane a casa, e devo dire che somigliano molto a quelle di 2 anni fa. Pochi o zero dolori, capogiri, vertigini, nausea. Davvero non posso lamentarmi. La cosa più pesante è l’attesa...inganno il tempo con le classiche abbuffate di Netflix, lavoricchiando da casa e leggendo. Anche la ripresa al lavoro si svolge tranquilla e nella settimana che precede l’attivazione me la cavo più che bene con il solo impianto a destra. Ormai c’è solo da attendere il fatidico giorno.
Continua

 

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