ASCOLTO BILATERALE O BIMODALE QUESTO E’ IL DILEMMA

Questo articolo parla della differenza tra ascolto bimodale ossia con IC da una parte e Protesi acustica dall’altra e ascolto bilaterale e sarà di sicuro interesse per chi ha già ricevuto un impianto cocleare, magari nell’orecchio peggiore e utilizza la protesi acustica nell’orecchio controlaterale.

 

SI FA O NON SI FA ?

Il dubbio che spesso viene, magari verificando i risultati ottenuti con l’orecchio impiantato è se sottoporsi o meno all’intervento anche nell’orecchio attualmente protesizzato.

 

Le risposte sono ovviamente soggettive, ci sarà chi risponderà di si in quanto magari nel frattempo ha abbandonato la protesi perché la riteneva un ostacolo alla rieducazione dell’orecchio impiantato, ma ci sarà anche, come il sottoscritto fino a pochi mesi fa, chi risponderà assolutamente no perché "con la protesi ho una buona resa e non c’è motivo di sottoporsi a un nuovo impianto", eppure...

 

Eppure alla fine l’ho fatto il secondo impianto nell’orecchio migliore. Perché ho deciso così? E soprattutto: che differenze tra il prima e il dopo? Ossia tra ascolto bimodale e ascolto bilaterale?

 

Faccio una premessa, altrimenti non si inquadra bene la situazione: a sinistra anacusia (sordità profonda) e questo orecchio, mai protesizzato, è stato il primo nel 2015 ad essere impiantato, come già raccontato in precedenza (qui trovi la mia storia). Il recupero in questo caso è stato lento, ma graduale.

 

A destra sordità di tipo Sky Slope, con caduta dopo la frequenza 1000 hz: questo è stato sin dalla nascita il mio unico e fidato orecchio, sempre protesizzato con successo con protesi intrauricolari, tanto che ho sempre telefonato senza problemi.

 

I parametri uditivi per essere un candidato all’impianto anche sull’orecchio destro c’erano tutti; anzi, addirittura la candidatura era valida anche per un impianto di tipo ibrido, o stimolazione elettroacustica (amplificazione sulle frequenze con residui apprezzabili e stimolazione elettrica tipica di un Impianto cocleare sulle restanti frequenze), a patto, ovviamente, di riuscire, in sede di intervento chirurgico, a salvare i residui.

 

 

Ovvio che una decisione del genere non si prende su due piedi e, soprattutto, il convincimento avviene dopo profonde riflessioni sulla propria esperienza di rieducazione (del primo orecchio); almeno a me è successo così. Il ragionamento, semplice semplice, era: “Perché non avere un patrimonio uditivo completo?”.

 

Infatti, in quel momento gli esami audiometrici con Impianto e Protesi indossate dicevano che i toni acustici erano percepiti su tutta la scala nell’orecchio con impianto, e sino alle frequenze 1000 hz appunto nell’orecchio con protesi; è come un’auto che monta tre ruote e il ruotino, va per forza più lenta.

Quello che mi frenava era il rischio di perdere quei residui e di ricominciare tutto da capo... non è proprio così, ma allora ancora non lo sapevo.

 

Dopo approfondimenti medici (esami dettagliati, tac) e colloquio col chirurgo, che mi ha dato buone risposte in termini di probabilità (perché di questo si deve parlare) di preservazione dei residui, decido che è ora di montare la ruota giusta al posto del ruotino……….

 

 

LE DIFFERENZE

Intervento tutto bene, residui salvati. Arriva il momento dell’attivazione e, sorpresa... Pur essendo basso, capisco molto di più rispetto all’attivazione dell’orecchio impiantato per primo; in pratica, essendo un orecchio allenato a sentire (con protesi), la memoria uditiva aiuta il cervello a comprendere! Quindi il primo consiglio che mi sento di dare, a chi ha deciso di sottoporsi al secondo impianto perché la protesi non ha una resa efficace, è comunque di non abbandonarla e di sforzarsi a tenerla, perché è allenamento per dopo.

Cosa succede quando sono due le orecchie ad avere tutte le informazioni uditive che un normoudente è abituato a processare?

 

Succede che tutto diventa più naturale, la voce, i rumori, la musica, tutto... si acquisisce la stereofonia, la capacità di discriminare negli ambienti rumorosi, la capacità di capire da che parte viene il suono, ci si stanca meno e viene tutto un po’ più naturale, ecco tutte queste cose prima con la protesi non le avvertivo, rispetto a ora.

 

Oggi sono così abituato a sentire con entrambe le orecchie che, quando mi tolgo uno impianto, ci metto un po’ a riabituarmi all’ascolto monolaterale; è come se togliessi una parte di me. Del resto, provate voi a tapparvi un occhio...

 

E se il chirurgo non mi avesse salvato i residui?

 

Ho la risposta anche per questo, mi è capitato di stare 15 gg senza chiocciola (che serve per la parte acustica) per un guasto e, quindi, l’ascolto era solo in elettrico: differenza lieve, molto lieve. Ma nessuna perdita di comprensione. Questo perché ho sempre portato la protesi in quell’orecchio e ho sempre avuto una memoria uditiva. A mio avviso questa è la differenza fondamentale per una buona riuscita in tempi rapidi. Se l’hai sei avvantaggiato, altrimenti te la devi rifare.

 

CONCLUSIONI

Concludendo, la strada che ho preso è quella giusta per me. Lo capisco dalle cose che mi succedono: capisco di più la televisione rispetto a prima, capisco di più in mezzo al rumore, la musica e le parole delle canzoni sono più chiare, nessun problema al telefono.

No no, non lo faccio... ah no, l’ho già fatto!!!!

#fuckdeafness

 

Commenti

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2 Risposta

  1. Tutto vero tutto ben descritto ,io ho il bilaterale Najda senza residui uditivo e tutto funziona bene con tutti e due attivi ovviamente , addiritura emozionante ,sono stato normoudente fino a 35 anni
    • cristian
      Grazie per la tua testimonianza di conferma

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