La comunicazione nei bambini: due percorsi a confronto

Ho deciso di affrontare in un tema molto dibattuto ultimamente, ovvero cos'è veramente la LIS. Lo farò iniziando a parlare dalle tappe di sviluppo del linguaggio nel bambino normoudente per avere così un punto di confronto e capire un po’ di più l'uso che può essere fatto della LIS.

 

Prima però permettetemi delle considerazioni personali.

 

La prima è che non è mia intenzione fare campagna a favore o meno della LIS. Credo unicamente che occorra rispettare quella che è una lingua per una comunità che chiede un'identità, come è giusto che sia, ma credo anche che sia giusto che un'identità venga riconosciuta e rispettata a chi è sordo non segnante, a chi ha deciso di affrontare l'handicap della sordità con protesi acustiche e/o impianti cocleari. Perché non esistono sordi di serie A o sordi di serie B.

 

La seconda considerazione è che gli studi scientifici, da tanti anni attestano e dimostrano che la LIS è una vera e propria lingua, come le altre lingue. La LIS ha un suo vocabolario, ha una sua struttura grammaticale e una propria sintassi, la LIS stimola nel cervello delle persone sorde la stessa area linguistica che nelle persone udenti è deputata al linguaggio. Quindi il nostro cervello riconosce come idioma la lingua dei segni, perché nel momento in cui una persona produce la lingua dei segni o riceve la lingua dei segni, stimola la stessa parte del cervello che, nell'emisfero sinistro, è stimolato da qualsiasi lingua.

 

Infine, i bambini sordi sono immersi in un ambiente e/o in situazioni in cui la comunicazione non è completamente accessibile per loro. I gesti usati dal bambino non sono creati autonomamente, ma sono piuttosto il risultato di un processo di costruzione attiva di significati condivisi tra adulto e bambino, significati che gradualmente assurgono allo status di simboli comunicativi. Sia se il bambino è normoudente sia se il bambino è sordo.

 

Nascita e sviluppo del linguaggio

Ogni essere umano fin, dalla nascita, ha una capacità a decifrare ed imparare il sistema di comunicazione proprio del suo gruppo sociale: Sistema di comunicazione comunemente definito come “linguaggio”.

 

È però un errore credere che la comunicazione sia solo verbale, cioè veicolata unicamente dalle parole. L'essere umano è infatti dotato di due forme di comunicazione, verbale e non verbale, che permettono di esprimere sentimenti, pensieri ed esperienze.

 

Ma come si apprende a parlare?

La costruzione del linguaggio avviene inizialmente attraverso la percezione degli stimoli sonori che giungono al bambino subito dopo la nascita e, successivamente, attraverso la ripetizione di ciò che ha percepito. Quindi è essenziale che:

  1. l’apparato uditivo e gli organi fonatori siano sviluppati e perfettamente funzionali
  2. non vi siano difficoltà e/o disarmonia, di qualsiasi genere, delle facoltà intellettive
  3. l' ambiente in cui il bambino vive deve essere ricco di stimoli sonori e che questi siano adeguati così da risultare piacevoli e non disturbanti soprattutto sul piano affettivo.

 

La mancanza o la presenza in maniera insufficiente di uno dei fattori sopra menzionati produce un arresto o un ritardo, più o meno marcato, nell’acquisizione del linguaggio.

 

Dobbiamo considerare che, salvo casi specifici, fin dalla nascita tutti i bambini hanno un sistema uditivo perfettamente formato e sviluppato, sistema uditivo che già nella vita intrauterina svolge una funzione centrale. Le ricerche hanno mostrato che il feto reagisce diversamente a seconda che giungano a lui suoni ambientali o suoni con le caratteristiche della voce umana e, a pochi giorni dalla nascita, i neonati dimostrano una preferenza per i suoni della lingua nativa, in particolare, per la voce materna.

 

Il neonato da subito è capace di comunicare i suoi bisogni ed i suoi stati agli adulti che si prendono cura di lui. In che modo? Attraverso il pianto, le vocalizzazioni, i sorrisi e le posture (comunicazione non verbale). Questi scambi comunicativi porteranno alla costruzione attiva di significati nell’interazione tra adulti e il bambino, scambi che porteranno il neonato a prendere consapevolezza del valore comunicativo che azioni, gesti e vocalizzi hanno sul suo interlocutore e inizierà ad utilizzarli in modo esplicitamente intenzionale:piango perché ho fame, sorrido perché mi sento pulito e sazio.

 

Fin dai primi mesi il bambino ripete con entusiasmo nuovi suoni (strilli, gorgoglii, ecc) che ha scoperto per caso e, tra i due e i tre mesi, compaiono le prime imitazioni vocali.

 

Intorno al nono mese alcuni dei precedenti suoni consonantici possono essere controllati volontariamente dal bambino, che si impegna in una forma caratteristica del linguaggio infantile, le cosiddette lallazioni o babbling (da-da-da o ma-ma-ma).

 

Tra i 10 e i 12 mesi il bambino comincia a utilizzare gesti come indicare, mostrare, offrire e dare per dirigere attivamente l’attenzione e il comportamento dell’adulto verso un qualcosa di suo interesse. Sono gesti che esprimono un’intenzione comunicativa e implicano un contatto visivo con l’interlocutore e sono totalmente legati al contesto.

 

Sempre in questo periodo della crescita, i bambini iniziano a manifestare a livello gestuale e vocale la richiesta e la denominazione.

  • La richiesta è quando il bambino si tende verso un oggetto con un gesto ritmato di apertura e chiusura del palmo della mano per richiedere, guardando l’adulto e spesso vocalizzando.
  • La denominazione si manifesta soprattutto attraverso il mostrare, il dare o l’indicare un oggetto al suo interlocutore.

 

Dopo i 12 mesi si verifica un altro importante progresso: la comparsa dei gesti referenziali o rappresentativi. Sono gesti usati in diverse situazioni per riferirsi a oggetti, eventi e situazioni (agitare le mani per rappresentare un uccello, aprire e chiudere la mano per “ciao”, scuotere la testa per “no”, ecc). Il bambino continuerò ad adoperare questi gesti nel corso di tutto il secondo anno di vita, li utilizzerà in diversi contesti comunicativi e anche quando avrà iniziato ad utilizzare la lingua parlata in modo più consapevole e fluente.

 

Tra i 12 e i 16 mesi circa, il linguaggio verbale inizia a consolidarsi, raggiungendo in media le 50 parole prodotte. Le prime parole vengono utilizzate in contesti specifici o in routine di gioco e risultano estremamente contestualizzate. Si riferiscono a tutto quello che il bambino è in grado di manipolare quotidianamente e che servono a regolare le interazioni sociali (finito, ancora, via, ciao, no…). In questo periodo comincia a strutturarsi la frase che è di tipo olofrastico cioè: i bambini utilizzeranno una sola parola per esprimere il significato di un’intera frase.

 

Intorno ai 24 mesi vi è un esplosione del vocabolario dove, un bambino, può arrivare a produrre anche ad una media di 300 parole. L'accrescimento del vocabolario è strettamente legato alla capacità di comprendere che tutte le cose hanno un nome ma anche che c’è un nome per qualsiasi cosa.

 

Infine, intorno ai tre anni si assiste ad una rapida e crescente estensione del vocabolario che porterà il bambino a produrre enunciati più estesi e il suo linguaggio si avvicinerà sempre più al parlato dell’adulto.

 

E’ abbastanza facile comprendere che chi nasce sordo o perde l’udito nei primi anni di vita non riesce a portare avanti le tappe dello sviluppo del linguaggio così come sopra descritte e potrebbe avere delle difficoltà, più o meno marcate, nell’acquisizione del linguaggio in quanto, il deficit del canale uditivo, impedisce al bambino sordo tutto il processo di comprensione e produzione perché, non potendo udire, non potrà:

  • imitare i suoni dell’ambiente
  • avere feedback acustico sulle sue stesse produzioni
  • comunicare appieno con coloro che lo circondano.

 

E’ bene precisare che ai bambini sordi non manca la facoltà di linguaggio, il loro apparato fono-articolatorio è sano ed integro, quello che manca è la possibilità di sviluppare il linguaggio nella modalità acusticovocale.

 

Pertanto il bambino sordo può imparare a programmare l’emissione della propria voce attraverso un processo di addestramento al linguaggio e, soprattutto, ha tutte le possibilità per comunicare utilizzando un linguaggio non necessariamente verbale.

 

Senza dubbio aiutare un bambino sordo a sviluppare le abilità conversazionali e di alternanza dei turni è molto complesso, per qualsiasi genitore normoudente o sordo che sia. 

 

In particolare a partire dai 5-6 mesi di età, quando l’interesse dei bambini si sposta dal volto dell’adulto agli oggetti, mantenere l’attenzione condivisa e, allo stesso tempo, dare un input linguistico, diventa più difficile e più complesso. A partire da questa età, i genitori dovranno mettere in atto nuove strategie per catturare l’attenzione del bambino e per stabilire interazioni con lui. Ad esempio, dovranno aspettare che si stabilisca l’attenzione visiva prima di comunicare, cercando di sintonizzarsi sull’interesse del bambino.

 

Queste strategie alternative, per un normoudente, a volte sono difficili da attivare anche se fondamentalmente si tratta di tornare alle origini,ossia, ai gesti.

 

L’uso dei segni o icone e l’uso della Lingua dei Segni vuol dire utilizzare uno strumento di comunicazione importante che non limiterà affatto la possibilità di un futuro sviluppo del linguaggio vocale.

 

La Lingua dei Segni è importante perché rappresenta una possibilità comunicativa completa e non solo in caso di sordità. Ad esempio può essere utilizzata nel caso in cui il deficit del linguaggio associato a ritardo cognitivo o a disprassia(Disturbo nell'area della coordinazione motoria) in cui ci sarà anche la possibilità di riabilitazione anche sul livello della motricità fine e grossolana. La Lingua dei Segni può tornare utile in caso di Disturbo specifico del Linguaggio, in caso di Autismo, Sindrome di Down. Questi disturbi possono trarre vantaggi dalla Lingua dei Segni per diverse motivazioni:

  • i segni sono più facilmente insegnabili, perché possono essere supportati maggiormente da un sostegno visivo che richiede al soggetto una semplice imitazione di un movimento e, qualora il movimento possa risultare complesso, si può adattare il segno alle capacità del bambino.
  • Il sistema segnico, a confronto con il sistema vocale, risulta più facilmente acquisibile anche a bambini con deficit in quanto l’attenzione e la memoria, entrambe necessarie nell’ascolto e nella produzione, nel segnato sono canali più facilmente utilizzabili e allenabili.
  • L’insegnamento di una lingua dei segni, in età precoce, stimola il canale di comunicazione visivo-gestuale, che sembra favorire il potenziamento di alcune aree cognitive particolarmente legate all’attenzione, discriminazione e memoria visiva che, in presenza di un deficit sensoriale, possono manifestare delle difficoltà.

 

Tuttavia, gli studi sull’acquisizione della lingua dei segni nei bambini sordi non sono esaustive a causa di alcuni problemi metodologici. I risultati delle ricerche, in linea generale, evidenziano che nelle prime fasi di acquisizione della lingua:

  • il bambino sordo produce una sorta di lallazione o babbling manuale che richiama quello che i bambini udenti producono sul piano vocale
  • il bambino sordo, nella produzione dei primi segni, esegue delle semplificazioni dal punto di vista motorio paragonabili alle semplificazioni fonologiche dei bambini udenti: si tratta di errori di sostituzione di almeno uno dei parametri del segno con altri parametri più semplici da eseguire da un punto di vista motorio. Gli errori nell’esecuzione dei segni diminuiscono progressivamente nel processo evolutivo di acquisizione della lingua.

 

Varie ricerche sullo sviluppo linguistico dei bambini sordi non esposti ad una lingua dei segni hanno mostrato che, nonostante le condizioni di apprendimento linguistico impoverite e svantaggiate, i bambini sviluppano ed usano un sistema gestuale che esprime molte delle funzioni comunicative, semantiche e pragmatiche, tipicamente presenti nel linguaggio di bambini esposti ad una lingua in condizioni tipiche.

 

Come una lingua vocale si esprime attraverso l’attività fonoarticolatoria, così la Lingua dei Segni si esprime attraverso l’attività manuale, in cui le mani assumono una determinata configurazione e si muovono in precisi punti dello spazio. Come nelle lingue vocali esistono delle regole che guidano tali attività lo stesso accade con le lingue dei segni. I segni possono essere eseguiti con una o due mani. I segni ad una mano vengono abitualmente eseguiti con la mano dominante. Inoltre, come nelle lingue vocali, è possibile individuare un numero ristretto di fonemi in parte diversi da lingua a lingua e dalla cui combinazione vengono prodotti tutti i segni di una particolare lingua, così nelle lingue dei segni è possibile individuare un numero ristretto di parametri dalla cui combinazione vengono prodotti tutti i segni di una particolare lingua e precisamente:

  • il luogo dello spazio dove viene eseguito il segno, se davanti al viso o se più in basso ecc.
  • la configurazione della mano (o delle mani) nell’eseguire il segno
  • l’orientamento del palmo e delle dita assunto dalle mani
  • il movimento prodotto dalle mani nello spazio.

 

Sono stati individuati fino ad oggi nella LIS: 15 luoghi, 31 configurazioni, 6 orientamenti e 32 movimenti. Gli aspetti grammaticali, riferibili a coniugazioni, congiunzioni, preposizioni e avverbi vengono espressi dalla LIS con meccanismi come l’uso dello spazio e la modulazione del movimento. Infine l’ordine dei segni nella frase non è affatto casuale, ma segue delle regole precise, in molti casi diverse da quelle dell’italiano: L’auto della mamma è rotta = mamma sua auto rotta; La palla è sul tavolo = tavolo palla sopra. L’ordine degli elementi, insieme all’espressione facciale, ha anche un ruolo cruciale nell’esprimere le diverse intenzioni comunicative di una frase: interrogativa, condizionale, imperativa.

 

Il canale visivo, nei soggetti sordi, è molto sviluppato e può e deve essere utilizzato sia per comunicare sia per condividere l’attenzione su oggetti ed eventi dell’ambiente: è attraverso le immagini che il sordo costruisce dentro di sé la capacità di distinguere somiglianze visive ed anche relazioni funzionali tra le cose. Benché immaginare non sia percepire, cioè raccogliere continue informazioni nuove, le immagini consentono al bambino sordo delle anticipazioni percettuali della realtà.

 

A mio avviso è importante educare il bambino sordo a trovarsi a proprio agio nei vari contesti di vita, con il minimo di frustrazione e il massimo di gratificazione, al fine di poter partecipare attivamente all'interazione tra persone, di bambini tra loro e con gli adulti, sordi e non. Il processo d'interazione completo e produttivo prevede un sistema di comunicazione valido, che nell'uomo della società ampia è costituito dal linguaggio fono-articolato. Per questo, forse, è importante promuovere un intervento più precoce possibile e il più adatto alle giuste esigenze del piccolo sordo. 

 

“Il periodo infantile è un periodo di creazione;

 nulla esiste all’inizio ed ecco che circa un anno dopo la nascita il bambino conosce ogni cosa. […]

Nel caso dell’essere umano non si tratta dunque di sviluppo, ma di creazione, la quale parte da zero.

Il meraviglioso passo compiuto dal bambino è quello che lo conduce dal nulla a qualche cosa, ed è difficile per la nostra mente afferrare questa meraviglia.”

Maria Montessori

 

 

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Riferimenti bibliografici

Caselli, O. Capirci (a cura di), Indici di rischio nel primo sviluppo del linguaggio. Ricerca, clinica, educazione, Milano, FrancoAngeli

Capirci O., Iverson J., Pizzuto E., Volterra V., 1996, “Gestures and words during the transition to two-word speech”, in Journal of Child Language, 23, Cambridge, Cambridge University.

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Caselli M. C., 1985, “Le prime tappe di acquisizione linguistica nei bambini udenti e nei
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Paul Watzlawick,J. H. Beavin,D. D. Jackson, 1971,
“Pragmatica della comunicazione umana.Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi”.
Editore: Astrolabio Ubaldini. Collana: Psiche e coscienza

 

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